
Il mio approccio si fonda sull’orientamento di stampo cognitivista, una delle metodologie con la più solida e ampia evidenza scientifica nel panorama internazionale. Ma non significa applicare un protocollo standard: ogni percorso è costruito su misura della persona, della sua storia, dei suoi obiettivi e del momento di vita che sta attraversando.
Cos’è l’approccio cognitivista
Il cognitivismo nasce tra gli anni ’50 e ’60, con la cosiddetta “rivoluzione cognitiva“, figure chiave sono George Miller, Ulric Neisser, Noam Chomsky, Jerome Bruner; Questo filone si concentra su come la mente elabora informazioni: percezione, memoria, attenzione, linguaggio, ragionamento. Alla fine degli anni ’60 Aaron T. Beck fonda la terapia cognitiva come approccio clinico specifico e si basa su un’idea apparentemente semplice ma rivoluzionaria: il modo in cui interpretiamo gli eventi influenza le emozioni che proviamo e i comportamenti che mettiamo in atto. Non è la situazione in sé a causare la sofferenza, ma il significato che le diamo.
Da questa intuizione discende un approccio strutturato, collaborativo e orientato al cambiamento concreto. Il cognitivismo lavora simultaneamente su tre dimensioni:
- I pensieri (cosa mi dico nelle situazioni, quali interpretazioni automatiche emergono).
- Le emozioni (come imparo a riconoscerle, accoglierle e regolarle).
- I comportamenti (cosa faccio e cosa evito di fare, e come questo alimenta o riduce il problema).
Perché questo approccio funziona
Negli ultimi cinquant’anni, il cognitivismo e le tecniche derivanti sono stati oggetto di più studi clinici controllati di qualsiasi altro approccio psicologico. Le linee guida internazionali — comprese quelle dell’NHS britannico, dell’APA americana, dell’OMS e in Italia delle principali società scientifiche — la indicano come trattamento di prima scelta per:
- Disturbi d’ansia (panico, fobia sociale, ansia generalizzata, fobie specifiche)
- Disturbi depressivi unipolari
- Disturbi ossessivo-compulsivi (DOC)
- Disturbo post-traumatico da stress (PTSD)
- Disturbi alimentari
- Insonnia cronica
- Disturbi da uso di sostanze (in approccio integrato)
I motivi per cui funziona, in sintesi:
- È empiricamente fondata: ogni tecnica usata ha alle spalle decine di studi che ne dimostrano l’efficacia.
- È misurabile: utilizza scale e indicatori per monitorare i progressi, non si affida a “sensazioni”.
- È collaborativa: tu sei parte attiva del processo, non un destinatario passivo. Capisci sempre cosa stiamo facendo e perché.
- È orientata al presente: non si dilunga in analisi infinite del passato (anche se la storia personale viene comunque integrata), si concentra su cosa puoi cambiare oggi.
- I risultati durano: a differenza di altri interventi, i miglioramenti CBT tendono a mantenersi nel tempo (follow-up positivi anche a 2-5 anni dalla fine del percorso).
Le tecniche che utilizzo
Nel mio lavoro clinico utilizzo le tecniche cognitiviste classiche più validate, integrate quando opportuno con approcci di più moderni:
Ristrutturazione cognitiva
Identificare i pensieri automatici disfunzionali (es. “sono un incapace”, “succederà la catastrofe”, “non dovrei sentirmi così”) e metterli in discussione con metodo, verificando le prove a sostegno e contro, e costruendo interpretazioni alternative più realistiche e funzionali.
Esposizione graduale
Il “gold standard” per il trattamento dell’ansia. Costruzione di una gerarchia di situazioni temute dalla più facile alla più difficile, e graduale avvicinamento accompagnato, fino al superamento dell’evitamento.
Attivazione comportamentale
Particolarmente efficace per la depressione: reintrodurre nella vita attività piacevoli e di padronanza, anche piccole, anche quando “non se ne ha voglia”, per spezzare il circolo di apatia e ritiro.
Training di assertività
Apprendere a esprimere bisogni, opinioni, emozioni in modo chiaro e rispettoso, senza scivolare nella passività o nell’aggressività. Cambia profondamente le relazioni.
Mindfulness e tecniche di gestione emotiva
Imparare a osservare le proprie emozioni senza esserne travolti, a tollerare il disagio quando serve, a regolare l’attivazione fisiologica con tecniche di respirazione e rilassamento.
Elementi degli approcci di “terza generazione”
Quando utile integro elementi di approcci basati su accettazione e impegno (ACT) per il lavoro sui valori personali, di lavoro sugli schemi per i pattern relazionali ricorrenti, e di tecniche di autocompassione per chi ha forte autocritica.
Come si svolge un percorso tipo
- Assessment iniziale (1-3 incontri): conosciamo il problema, costruiamo una “fotografia” condivisa.
- Concettualizzazione: ti restituisco una mappa del tuo specifico funzionamento e di come si è instaurato il problema.
- Definizione obiettivi: concordiamo risultati concreti e misurabili.
- Trattamento: lavoriamo settimanalmente con le tecniche appropriate, monitorando i progressi.
- Mantenimento: una volta raggiunti gli obiettivi, diradiamo le sedute per consolidare.
- Conclusione: ti saluti con strumenti che restano tuoi per tutta la vita.
Cosa NON faccio
Per onestà professionale, è giusto dire anche cosa il mio approccio non è:
- Non offro “pensiero positivo” o motivazione superficiale. Lavoriamo con la realtà.
- Non interpreto i tuoi sogni né scavo nell’inconscio in stile psicoanalitico classico (per quello servono altri approcci).
- Non prescrivo farmaci (lo psicologo non ha titolo medico). Quando utile collaboro con psichiatri.
- Non prometto risultati che non posso garantire. Ti dico cosa la ricerca dice realisticamente sui tempi e sulle probabilità di successo per il tuo caso.
- Non lavoro “alla giornata” senza obiettivi: ogni seduta ha un senso nel quadro complessivo del percorso.
Approfondisci
Se vuoi capire come questo approccio si traduce concretamente per la tua specifica situazione, il modo migliore è iniziare con un colloquio di orientamento. Sarò felice di rispondere a tutte le tue domande sul mio modo di lavorare.
Fonti e riferimenti scientifici
I contenuti di questa pagina si rifanno a fonti istituzionali e scientifiche autorevoli: Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi e American Psychological Association — Cognitive Behavioral Therapy.
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